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Democrazia Economica
Diritto ad avere una condizione economica dignitosa: garantire a tutti la disponibilità delle minime necessità compresi alimenti, vestiario, abitazione, sanità e istruzione. Il diritto al lavoro è un requisito fondamentale per la garanzia delle minime necessità. Lo stato deve sostenere chi non è in grado di essere autosufficiente. Questo non è solo un diritto individuale, ma anche un necessità per lo sviluppo collettivo.
Diritto a migliorare la propria condizione: incrementare costantemente il potere d'acquisto delle persone ridistribuendo la ricchezza. Sviluppare l'utilizzo delle risorse locali e sostenere la produzione di beni essenziali per soddisfare il consumo dell'intera popolazione.
Diritto a controllare i mezzi di produzione: dare alle persone il diritto di decidere dell'economia locale: DE sostiene e promuove forme di organizzazione del lavoro il più possibile gestite da sistemi basati sulla cooperazione coordinata, che permettano ad ogni lavoratore di essere imprenditore dell'azienda per la quale lavora, partecipando alle decisioni, agli utili e ai rischi.
Diritto alla sovranità economica nel territorio in cui si vive: diritto di controllo delle risorse territoriali e della programmazione economica da parte della popolazione. La sovranità sull'economia e sulle risorse spetta alle persone che vivono in quell'area. Salvaguardia da ingerenze speculative economico finanziarie esterne.
Tasse, Tasse, amate tasse...
Detassare il reddito minimo individuale o familiare

Sono in molti, con redditi alti, a criticare la strategia fiscale del governo che tende a far pagare i ticket sanitari ed altre imposte, ai redditi più elevati.

Si afferma che, di questo passo, saranno ancora di più gli evasori fiscali, perchè chi ha qualche risparmio non cederà volentieri una quota parte per pagare tasse ad una amministrazione sociale non efficiente: insomma una ruberia a chi ha sudato per i propri soldi.

Sta di fatto che i redditi estremamente elevati sembrano di per sè una ruberia nei confronti della società: come giustificare in una situazione di emergenza economica, nei confronti di chi ha un reddito annuo di 15.000€, quello di un dirigente di 180.000€ o 350.000€, oppure quello dell'amministratore delegato d'azienda di 750.000€?
Oppure il ricarico del 400% sui beni e prodotti da parte dei produttori?

L'ultima notizia d'oltre Manica è che le università inglesi non hanno un numero sufficiente di studenti per gli elevatissimi costi di iscrizione, 3000 sterline, quasi dieci milioni di vecchie lire.

In una società in cui il protagonismo individuale è sempre maggiore e dove il soldo è diventato l'obiettivo fondamentale dell'esistenza, un po' per la profonda carenza di una cultura di coesione sociale, integrata tra interessi individuali e necessità collettive, è chiaro che la tendenza a pagare le tasse è sempre minore e la differenza tra ricchi e poveri è destinata ad aumentare,  se non si interviene con misure severe e determinazione.

La tendenza a piangere il morto come si dice, da parte dei grossi capitalisti è vistosa. Un impresario edile che guadagna dalla vendita di un singolo appartamento al grezzo, 75.000 euro, ancora dice che non basta. Poichè le nuove normative non gli permettreranno di recuperare l'IVA del 20%, e ogni movimento bancario non può essere effettuato in contanti per la tracciabilità, sarà costretto ad espatriare per lavorare in paesi dove vi è maggiore possibilità di 'sopravvivenza'...

Pensate che vi sono 600 appartamenti invenduti di 115 mq, che hanno raggiunto la cifra record di 600.000 euro ciascuno, a 30 km da Verona! Primo chi ce la fa ad acquistarli, secondo quale guadagno hanno gli stessi imprenditori edili che oggi piangono?

A questo riguardo potremmo suggerire, come movimento, che la casa, essendo un bene di primaria necessità, venga costruita dallo stato o dall'amministrazione locale, che il gas GPL, come gli altri servizi, siano distribuiti dalle municipalizzate e non da privati. Il privato deve fare profitti, ma su beni non di primaria necessità, povrebbe essere una regola della nostra economia, non si può speculare sulla sopravvivenza. Qui potrebbe definita la linea di demarcazione tra beni pubblici e privati.

Sta di fatto che dovremmo, da società civile, porre dei paletti, dei punti fermi nella gestione dei redditi e della tassazione.

Il principio che 'tutti i cittadini hanno diritto alla sopravvivenza' e quindi alla possibilità di poter acquistare le minime necessità: alimenti, vestiario, abitazione, assistenza sanitaria ed educazione, dovrebbe diventare un principio costituzionale, suggerisce P.R. Sarkar.

Oggi per minime necessità, la nostra teoria economica capitalista, intende solo 'gli alimenti', il resto non rientra nelle necessità minime, ma ciò non è in linea con i tempi.

Quando si parla di aggiungere nuove tasse, in proporzione, a tutti i redditi, mi vengono i peli d'oca.
Vi è ogni possibilità che vadano ad intaccare il potere di acquisto necessario alla sopravvivenza dei redditi più bassi e questo scatenerebbe una serie di eventi sociali, simili a quelli che hanno portato alla rivoluzione francese...

Oggi vi è l'imperante necessità di definire, per regione o zona socio-economica (nord-centro-sud) quale sia il reddito minimo, di single, di famiglie con nn figli, con handicapp, anziani etc., con casa di poprietà, con mutuo o senza mutuo o in affitto ect.

Qual'è il reddito minimo per un single o per una famiglia, che non dovrebbe essere intaccato dalle tasse? Questa dovrebbe essere la domanda chiave di una teoria economica in una società avanzata, Qual'è il tetto massimo consentito di reddito, per non creare eccessive disuguaglianze sociali?

Vi è l'impressione che le tasse, nazionali e regionali, vengano calcolate a spanne e imposte ai cittadini, cercando di erodere un pochino del loro reddito senza incidere troppo, ma senza accorgersi che qualcuno di questi non riesce a comperare le scarpe ai figli o gli alimenti adeguati, e deve scegliere se pagare il mutuo o comperarsi un vestito. Gli attuali 10.000 € non tassabili sono pochi per una famiglia di 4 persone, e sarebbero da ricalcolare...

Quindi tasse si, ma sugli scaglioni di reddito oltre il  cosiddetto reddito minimo, da calcolare.
Mi sembra questa una richiesta razionale, un nuovo parametro da inserire nella nostra teoria economica, una necessità generale di una cittadinanza che ha in primo luogo la necessità di essere rassicurata sulla sopravvivenza.
Il resto può venire di seguito.

05-09-2006 Tarcisio Bonotto

PROUT è equilibrio fra:
Necessità delle persone
Garanzia delle necessità primarie (cibo, vestiario, casa, istruzione, sanità)
Distribuzione della ricchezza
Intervento statale
Garantire alle imprese l'acquisto di materie prime, energia e trasporti al prezzo minimo di mercato
Garantire la concorrenza, impedendo la formazione di monopoli e concentrazioni dannose di potere economico
Libero mercato
Controllo diretto dei lavoratori tramite la cooperazione coordinata per le grandi e medie imprese
Gestione a conduzione familiare delle piccole imprese e delle imprese artigiane